Pandino, Castello Visconteo

Pandino (Cr) – Castello Visconteo – in data: 31.10.2020.
Situato in Pandino – Via Castello, 15 – 26025 – Pandino (Cr)

Orari e giorni di visita:

Sabato: 11.30 e 16.00
Domenica: 11.30 – 14.30 e 16.00
Prezzi:
Intero: 5€
Ridotto: 4€: over 70, dai 6 ai 18 anni, insegnanti, iscritti al FAI.
Gratuito: under 6 anni, diversamente abili e guide turistiche.

Per prenotazioni ed informazioni: turismo@comune.pandino.cr.it

Lo potete immaginare un Castello tutto completamente affrescato dentro e fuori ? Eh si, perché questo castello lo era. Anche le mura esterne erano completamente ricoperte dalla mano esperta dei costruttori e decoratori dell’epoca. Davvero non pensabile ad oggi. I restauratori pare abbiano trovare tracce di colore in più punti delle mura esterne. Una visita davvero interessante con una guida veramente preparata ed appassionata ” Ivana ” che merita una menzione di merito.


IL CASTELLO DI PANDINO

In un territorio ricco di boschi e selvaggina e scarsamente abitato per quasi tutto il medioevo, il signore di Milano Bernabò Visconti ordina, intorno al 1355, di costruire uno dei suoi castelli di caccia, sua grande passione.

Come in altri cantieri, anche nel caso di Pandino si lavora velocemente per consegnare il castello in poco tempo al signore milanese: forse in due o tre anni l’edificio è realizzato. Già nel 1361 Bernabò Visconti può utilizzarlo per le battute di caccia, per rifugiarsi dalle epidemie di peste, ed anche per ricevere ospiti importanti.

Nel corso dei secoli, il maniero di Pandino non ha subìto molte modifiche e questo ci permette oggi di ammirare uno delle strutture castellane meglio conservate di tutta la Lombardia, molto simile all’aspetto che aveva quando soggiornavano qui i Visconti.

Realizzato in mattoni, il castello è un quadrato regolare con corte centrale circondata da porticato ad archi al piano terra e loggiato con pilastrini al I° piano; in origine si trovava una torre quadrata ad ogni angolo, oggi restano solo le due torri orientali, essendo state demolite quelle occidentali, rovinate e a rischio crolli, intorno al 1840. Nel XV secolo, dopo i primi cedimenti, la struttura viene rinforzata aggiungendo due arcate negli angoli del portico al piano terreno.

All’esterno si notano immediatamente le numerose finestre, prova del fatto che l’edificio non era stato costruito con scopi difensivi ma residenziali: a conferma di questo, sappiamo che i due ingressi all’inizio erano chiusi soltanto da due saracinesche. Era comunque necessario garantire la sicurezza dei signori, per cui la parte alta delle torri ospitava gli alloggi delle guardie e tutto il castello era fornito di merlature a coda di rondine (usate dai ghibellini) dietro alle quali correva il camminamento di ronda dei soldati.

Il castello inoltre, negli anni ’60 del XIV secolo, viene anche completamente decorato: le pitture coprivano ogni angolo, stanze, portici, corte, soffitti, mura esterne, e gran parte delle decorazioni originali sono arrivate fino ad oggi. All’interno di svariate figure geometriche, troviamo ripetuti un’infinità di volte gli stemmi di famiglia, il biscione visconteo e la scala bianca su fondo rosso dei signori di Verona, in omaggio a Regina della Scala, sposa di Bernabò Visconti; in tutte le stanze non manca mai una parte con decori vegetali e tantissimi sono quelli di origine architettonica, soprattutto il finto marmo, reso in maniera quasi perfetta. Le figure umane ed animali sono poche, in compenso sono rimasti ancora molti dettagli con effetti prospettici ed illusionistici.

Al piano terra del castello si trovavano una cucina, con dispensa e forse legnaia, oltre ad almeno una scuderia per i cavalli; ad est era posizionato un salone, in origine aperto come se fosse un portico, probabilmente adibito a sala per i banchetti nel periodo estivo. Al I° piano dovevano esserci le camere per i nobili, per cui inizialmente un’unica scala collegava la parte bassa col piano superiore; questa scala esiste tuttora, è l’unico pavimento originale di tutto l’edificio e vicino ad essa si trovava la stanza delle guardie

Tutti gli ultimi Visconti sono passati dal castello di Pandino, poi anche gli Sforza ed in seguito diverse famiglie. Nel corso del XV secolo si avvicina il confine con i nemici veneziani, per cui viene aggiunta l’acqua nel fossato e sopra i due ingressi vengono costruiti due torrioni difensivi con ponti levatoi. Tuttavia il castello non era adatto a reggere un vero assedio, così i veneziani riescono ad occuparlo due volte accordandosi con chi stava al suo interno, pur rimanendoci per pochissimi anni.

A causa principalmente delle infiltrazioni di acqua piovana, la struttura va in rovina abbastanza velocemente, e nel tempo sono stati rifatti varie volte tetti, soffitti e pavimenti. Nel XVIII secolo vengono abbattuti i merli e riempito il fossato. Nel XIX secolo, è demolito quasi tutto il lato occidentale; nello stesso periodo, gli ultimi proprietari iniziano ad affittare il castello a famiglie povere, che con gli anni aumentano: a inizio XX secolo quasi quaranta famiglie vivevano nel castello che ospitava anche aule delle locali elementari, uffici pubblici, sala ballo, teatro e cinema.

Nel 1947 il comune di Pandino riesce ad acquistare l’edificio, ed inizia quindi a trasferire i nuclei familiari residenti in altre abitazioni, dando avvio ai restauri. Lavori grazie ai quali si è riusciti a salvare l’antica residenza dei Visconti, rifacendo le coperture, i pavimenti, i serramenti, una parte del lato occidentale, salvando però le pitture trecentesche e la struttura muraria originaria.

Oggi nel castello si trova ancora il municipio, molto spazi sono destinati a manifestazioni culturali oppure dedicati alla storia del luogo, come ad esempio la sala con ricostruite le attrezzature per la caccia, la mostra permanente del nostro artista contemporaneo Mario Stroppa e la sala del drago. Secoli fa questa zona era coperta da paludi, spesso si alzava il loro livello e si formava il lago Gerundo, un lago paludoso in cui viveva il drago Tarantasio; una leggenda racconta che il drago sarebbe stato ucciso da un antenato dei Visconti e che lo stemma del biscione (che ha in bocca un omino rosso) ricorda proprio questa coraggiosa impresa.

Testo: Ivana Stringhi (Coop. Il Borgo di Soncino)

Mio suggerimento/parere in merito: ” CONSIGLIATO


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