Soncino, Rocca Sforzesca

Soncino (Cr) – Rocca Sforzesca – in data: 20.09.2020.
Situata in Soncino – 26029 Soncino (Cr)

Tel. 0374 84883  info@prolocosoncino.it  (Associazione Pro Loco)

Informazioni Ingresso:
Ingresso solo Rocca Sforzesca: comprende solo l’ingresso alla Rocca (all’interno MUSEO AQUARIA e MUSEO REDUCI e COMBATTENTI) – Tariffa unica € 3,00
Orari d’ingresso: Sabato – Domenica e giorni Festivi: 10:00 – 12:30 | 14:30 – 19:00.

Ingresso cumulativo: Comprende l’ingresso alla Rocca (all’interno MUSEO AQUARIA e MUSEO REDUCI e COMBATTENTI), al Museo della Stampa e alla Sala di Vita Medievale.
Intero: € 5,00 – Ridotto: € 3,50 – Famiglia:* € 11,00 * Minorenni, Over 65, Possessori di City Card, Borghi Card e Touring Club. ** 2 adulti e 2 minorenni.
Orari d’ingresso: Sabato – Domenica e giorni Festivi: 10:00 – 12:30 | 14:30 – 19:00.

CONSIGLIO vivamente, di acquistare il biglietto cumulativo per poter poi andare a visitare, l’interessante Museo della Stampa, situato in centro al paese, a poche centinaia di metri dalla Rocca.

Rocca di Soncino, ingresso principale

Eretto a borgo franco già nel 1118, ” Soncino ” è stato probabilmente abitato sin dall’antichità; il suo attuale centro storico, infatti, sorge su di una piccola altura vicina al fiume Oglio, da tempi remoti importante confine naturale: una posizione dunque strategica, favorevole alla difesa. Per questo motivo Soncino rientra nell’opera di incastellamento del X secolo, epoca cui forse risaliva un fortilizio del quale restano pochissime tracce. Le difese del borgo si evolvono con il passare del tempo, e quelle che vediamo oggi sono l’ultima versione, risalente all’età sforzesca, con la splendida cerchia muraria che circonda ancora oggi tutto il dosso e la rocca, unica costruzione realizzata interamente dalla famiglia Sforza nel ducato di Milano. Francesco Sforza, terminate le ostilità con Venezia grazie alla pace di Lodi del 1454, scelse di tenere Soncino nel ducato lasciando Crema alla serenissima proprio per il potenziale strategico del borgo soncinate.

Rocca di Soncino, cortile interno

L’attuale rocca viene costruita tra il 1473 e 1475 su progetto dell’architetto Bartolomeo Gadio, nell’angolo sud occidentale del dosso di Soncino, per ordine del duca Galeazzo Maria Sforza, in sostituzione del precedente fortilizio ormai rovinato. La rocca è una struttura esclusivamente militare, destinata ad ospitare i soldati del duca di Milano e ad essere parte del sistema difensivo della città, insieme a mura, sotterranei, baluardi, al confine con il nemico veneziano.

Alta 28 mt. e larga 73 mt., e si articola in due strutture quadrilatere. Il tutto circondato da un largo fossato, scavato intorno al perimetro dell’insediamento Sforzesco. Lo scopo di questa struttura era prevalentemente difensivo e di guardia, controllo del territorio. A differenza per esempio del non lontano Castello di Pandino, che era al contrario una residenza dedicata alla caccia.

L’edificio è realizzato completamente in mattoni, cotti in fornaci costruite appositamente sul luogo e poi smantellate, uno dei motivi che spiega la rapidità dei lavori; è completamente circondato dal fossato, di cui solo il lato ovest era perennemente pieno d’acqua: il lato sud poteva essere riempito aprendo una chiusa verso la parte terminale del lato occidentale, mentre il lato est era lasciato vuoto essendo all’interno del borgo e quindi protetto dalle mura e dalle case.

Il secondo cortile, ovvero la vera e propria rocca, è anch’esso protetto da solide cortine con muri spessi tre metri, cortine completate in alto dai camminamenti di ronda dietro ai merli ghibellini a coda di rondine; ai quattro angoli si trovano le torri del fortilizio: a Nord Ovest il mastio o torre del capitano (al suo interno ospitava l’alloggio del capitano della locale guarnigione), che poteva essere isolato dal resto dell’edificio alzando due ponticelle levatoie, al fine di trasformarlo nell’ultimo ridotto difensivo; a sud ovest la torre cilindrica, di forma tonda poiché originariamente era un torrione della cerchia muraria, inglobato nel fortilizio in fase di costruzione, alla cui sommità si vede ancora una piccola torretta d’avvistamento; a est, sono posizionate due torri identiche di forma quadrata. Ognuna di queste torri aveva tre stanze sotterranee, molte delle quali tuttora visitabili. Dal momento che si tratta di una struttura militare, la rocca di Soncino ha pochissime finestre mentre è ricca di feritoie.

Tra il 1499 e 1509 la rocca viene occupata dai veneziani; dopo una breve parentesi con i francesi, per alcuni anni torna agli Sforza, infine nel 1535 finisce insieme con Milano nell’orbita politica spagnola, e l’anno dopo il borgo è affidato al marchese Massimiliano Stampa. La famiglia Stampa, volendo trasformare la rocca in un luogo di residenza, procederà con aggiunte di fabbricati all’interno della struttura quattrocentesca. Dopo secoli di abbandono e usi impropri, il fortilizio ormai in rovina viene lasciato in eredità nel 1886 dall’ultimo marchese Stampa al comune di Soncino, il quale riuscirà pochi anni dopo a farlo restaurare da Luca Beltrami: l’architetto cerca di riportare la rocca al suo aspetto originario, rimuovendo le aggiunte del ‘500, ricostruendo il rivellino e i camminamenti merlati. Oggi, la fortezza sforzesca è in gran parte aperta al pubblico e utilizzata a fini esclusivamente culturali e turistici.

La Rocca: è formata da due cortili fortificati di forma quadrangolare, comunicanti tra loro solo tramite due ponti, oggi fissi in origine levatoi; il primo cortile, più piccolo, è il rivellino, la cui funzione era quella di proteggere l’ingresso del secondo cortile, quello più grande che costituiva la fortezza vera e propria; il rivellino è dotato di cortine murarie con spalti merlati e di due ingressi, uno verso la città e uno verso la campagna. superato l’ingresso principale, ecco il piccolo cortile cinto da massicce alte mura, percorse da camminamenti con spalti merlati.

Il sotterraneo: subito a destra, s’apre una scaletta, la quale porta al sotterraneo della Torre del Capitano, o Torre del Castellano. Scendendo, si raggiunge dapprima il locale che ospitava una porta levatoia, la quale si abbassava sul pontile in muratura, che superava il fossato per introdurre al cunicolo che collegava la Rocca al complesso conventuale di Santa Maria delle Grazie. Uno dei locali, con un rialzo giaciglio lungo una parte, fungeva da prigione.

II Rivellino: costituiva uno sbarramento fortificato, che doveva assorbire gli sforzi di sfondamento degli assalitori; due scale scoperte permettono tutt’ora la salita allo spalto. Oltre all’uscita verso l’abitato, il Rivellino ne ha una verso la campagna, attraverso un ponte levatoio con un massiccio ponte merlato. Il raccordo tra il Rivellino e la struttura maggiore è operato da due ponti levatoi: uno per pedoni e l’altro per cavalieri e carrozze.

Le Torri a base quadrata: poste agli angoli orientali, sono identiche. La stanza a piano cortile ha una finestra il soffitto a volta a lunette; due porte conducono, per ripide scalette in laterizio, l’una al sotterraneo costituito da due ordini di locali sovrapposti, l’altra al piano superiore, aperto sugli spalti, un’altra scaletta guida al piano della merlatura. Nella torre di sud-est, il vano al piano degli spalti fu adattato a Cappella.

La Torre del Capitano: una scala interna conduce dal sotterraneo all’abitazione del castellano. La torre è costituita da due locali sovrapposti. Il locale a piano cortile è dotato di un grande camino e d’una finestra. Un’apertura nel muro orientale, presso l’angolo, ospita il pozzo per l’acqua ad uso domestico. La stanza superiore, con pozzo e latrina, era collegata sia allo spalto settentrionale che a quello occidentale da porte levatoie. La ” Torre del Capitano ” costituiva l’estrema possibilità di resistenza e difesa, da qui gli assediati potevano raggiungere l’uscita verso la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Una scaletta, che si apre nell’androne della porta verso lo spalto, guida al piano della merlatura ghibellina, ossia a coda di rondine.

La Torre a base circolare: presenta un angolo rientrante che permette l’inserimento degli spalti nel baluardo. L’originalità della torre è sorta dalla necessità di adeguare a baluardo un torrione che, con altri otto, costituiva la barriera delle mura del borgo. Al piano degli spalti s’apre un vano a pianta circolare a calotta sferica; attorno ad esso si snoda una scaletta che porta al piano della merlatura, ove in un pilastro cilindrico una scaletta a chiocciola conduce all’osservatorio, aperto sul tetto conico della torre.
Il grande fossato che circonda la rocca era diviso in tre settori: permanentemente inondato d’acqua il primo, ad occidente verso la campagna l’acqua per riempire il fossato veniva prelevata da una diramazione della Roggia Bina.

Testo: Ivana Stringhi (Coop. Il Borgo di Soncino)

Mio suggerimento/parere in merito: ” CONSIGLIATO


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